Rischio di legionella

Rosangela Armillotta

12 marzo, 2018

I Comuni della provincia di Parma si sono attivati per dare attuazione alla Determina di Giunta della Regione Emilia Romagna n. 828 del 12 giugno 2017 “Linee guida per la sorveglianza ed il controllo della legionellosi”.

 

La determina – che segue alcuni casi di legionellosi verificatisi di recente, e risponde all’esigenza di salvaguardare la salute pubblica – pone ai Comuni l’obbligo di predisporre appositi “Catasti” per gli impianti ad alto rischio specifico presenti sul territorio – impianti di raffreddamento a umido, torri e condensatori evaporativi –- al fine di consentire alle strutture di Sanità Pubblica (AUSL) azioni mirate di prevenzione incentrate sulla valutazione, monitoraggio e gestione del rischio.

 

Alcuni Comuni del parmense hanno già deliberato in merito (Traversetolo – Ord. n. 3/2018; Lesignano de’ Bagni – Ord. 2/2018; Langhirano – Ord. n. 12/2018; Collecchio – Ord. n. 2/2018) chiedendo alle aziende in possesso di apparecchiature per il raffreddamento dell’acqua riconducibili alla tipologia di “Torri di raffreddamento ad umido e condensatori evaporativi”, di comunicare, entro 30 giorni, al Comune e all’AUSL di riferimento, la presenza di tali apparecchiature.

 

La comunicazione va accompagnata con l’apposita “SCHEDA CATASTO” (allegato dell’ordinanza) compilata con le specifiche dell’impianto e le azioni di controllo intraprese nel campo specifico dall’azienda (valutazione rischio legionella, piano campionamenti, interventi di pulizia/drenaggio, Responsabile dell’impianto).

 

Si segnala a questo proposito che l’art. 17 c.1 del D.Lgs 81/08 prescrive al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro, incluso il rischio biologico – di cui la legionella è parte – il quale, pur essendo in genere meno indagato, è in questo caso oggetto di verifica mirata (tra i destinatari della Scheda vi è anche all’AUSL che è al contempo organi di vigilanza in materia).

 

A fini informativi più generali, si ricorda la potenziale presenza del rischio legionella in ogni situazione in cui vi siano ristagni di acqua a temperatura di 20 – 50°C e la compresenza di ulteriori circostanze (polverizzazione dell’acqua, presenza di ossigeno e di elementi nutritivi quali biofilm, scorie, ioni di ferro, calcare, microrganismi nonché alti livelli di contaminazione).

 

Tre le fonti di rischio riconosciute, oltre agli impianti indicati, ci sono ad esempio anche gli impianti di climatizzazione dell’aria, gli impianti idrici (rubinetti, docce e simili), le vasche idromassaggio, le piscine e le fontane decorative.

 

Rispetto a queste situazioni, è necessario secondo la normativa, tenere in debito conto i seguenti fattori:

  • presenza di tubazioni con flusso d’acqua minimo o assente (tratti poco utilizzati della rete, utilizzo saltuario delle fonti di erogazione)
  • utilizzo stagionale o discontinuo della struttura o di una sua parte
  • caratteristiche e manutenzione degli impianti e dei terminali di erogazione (pulizia, disinfezione)
  • caratteristiche dell’acqua di approvvigionamento a ciascun impianto (fonte di erogazione, disponibilità di nutrimento per Legionella, presenza di eventuali disinfettanti)
  • vetustà, complessità e dimensioni dell’impianto
  • ampliamento o modifica d’impianto esistente (lavori di ristrutturazione)
  • utilizzo di gomma e fibre naturali per guarnizioni e dispositivi di tenuta
  • presenza e concentrazione di Legionella, evidenziata a seguito di eventuali pregressi

 

Con riferimento alle situazioni di lavoro, si sono registrati casi di legionellosi tra gli addetti alla pulizia degli impianti di trattamento aria, manutenzione degli impianti di distribuzione dell’acqua ad uso sanitario e impianti di depurazione, giardinieri, operatori sanitari, dentisti, ecc.).

 

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Rosangela Armillotta